J.K.Place Firenze

"L'ambiente diviene museo dell'anima, un archivio delle sue esperienze; essa vi rilegge la propria storia, è perennemente conscia di sé; l'ambiente è la sua cassa armonica, dove, e qui soltanto, le sue corde rendono la loro autentica vibrazione." Sono parole di Mario Praz, nostalgico cantore di un 'Europa che forse non esiste più, dei ritmi soffusi di una civiltà in qualche modo scomparsa...

Ambiente inteso come spazio protetto, sospeso sul fluire caotico del tempo, rifugio d'elezione, approdo felice.

Nel pieno centro di Firenze, in piazza Santa Maria Novella, a due passi dalla celeberrima chiesa rinascimentale omonima, si trova proprio una di queste rare, straordinarie isole da vivere.
Dietro un portone di nessun particolare spicco architettonico, si cela JK Place, un progetto di hotellerie assolutamente speciale. Elegante habitat che coniuga atmosfere e profumi del passato offrendo però un comfort preciso e decisamente contemporaneo, JK Place segue una filosofia dell'ospitalità davvero diversa, traccia un microcosmo peculiare, lontano da cliché abusati, da itinerari seriali.
Una vera e propria casa, con camini accesi, significativi flavours contemporanei e oggetti sedimentati dal tempo, con il suo sovrapporsi di ricordi gioiosi e un approach morbido, raffinato, attento ma mai invasivo.
Un lungo corridoio pavimentato in legno tinto nero incerniera i diversi ambienti comuni a pianterreno.
Suggestioni squisitamente maschili, british, décor rarefatto, ricercatezza understated, calme et luxe…., soltanto 20 stanze.

Da subito si avverte che il luogo non è mai banale, i rumori della città si spengono, si impongono cadenze più lente, meditate. Demiurgo della radicale ristrutturazione architettonica, del laborioso recupero di un'importante texture di segni e memorie e del mirabile intervento di interior design, l'architetto Michele Bonan, giovane professionista fiorentino molto affermato a livello internazionale e regista di tanti straordinari progetti alberghieri, vi ha dato vita a una sofisticata e atemporale esercitazione sul classico.

Al JK non sembra affatto di essere in un albergo. Sprofondati in una comoda bergere della lounge, dove convivono armonicamente dialettiche stilistiche opposte, camino Charles X e tracce seventys, una grande libreria neoclassica, poltrone animalier, lampade anni '50, un gioco rigoroso di bianco e nero - il soffitto a cassettoni lignei dai tenui colori e ornato di grottesche delicate è stato recuperato ai piani superiori-, il pensiero corre a Albany, leggendaria residenza londinese, e a uno dei suoi più famosi abitanti, David Hicks, society decorator per eccellenza tra gli anni Sessanta e i Settanta e irreprensibile sperimentatore di un'inedita, superba cifra decorativa.

Ma le sorprese certamente non finiscono qui. Il ricevimento avviene in una splendida biblioteca dalla stereometrica boiserie nera, - nuovamente di tono maschile, avvolgente- ispirata forse alla secentesca Long Gallery di Ham House, aristocratica dimora della campagna britannica.
Si può fare colazione in quella che era la corte interna dell'edificio originario, ora coperta da una struttura in vetro che lascia leggere la limpida morfologia della fabbrica antica. Pavimento in pietra serena, l'inimitabile geometrica, quasi solida luce di Firenze, incisioni architettoniche, equilibrio e nonchalance, un grande tavolo centrale, un buffet sempre allestito: dolci squisiti, il vino, il pane e l'olio della tradizione toscana.

" Non voglio che quest'albergo- confida Ori Kafri - si trasformi in vetrina, si cristallizzi intorno a un concept totalizzante. Ricerco piuttosto dettagli preziosi, un servizio impeccabile, da casa, io personalmente invito le persone a entrare. Ricordo ancora il giorno in cui arrivai per caso al seven-one-seven ad Amsterdam. Un'uggiosa fredda pioggerella rendeva tutto triste e malinconico, ma mi bastò attraversare il portone perchè il mio umore si ristabilisse. Sorridevo, mi sentivo perfettamente a mio agio, come se fossi sempre stato là. Ecco, quello che voglio riuscire a dare". L'ampia ariosa scala in pietra serena di citato neoclassico, il busto classico, la ringhiera neogotica e la quasi impercettibile decorazione directoire voluta da Michele Bonan, ripercorrono un altro milieu storico, quello della Firenze dei Lorena fra Stte e Ottocento, mentre ballatoi lapidei originali conducono ad alcune delle camere. Qui le cromie si stemperano, entrano in scena toni panna, grigi brillanti e leggeri, spazi definiti, diversificati, fayr play anni '40, Jean-Michel Franck e Billy Baldwin, wengé e acciaio lucido, China highlights, stilizzate lampade di design, marmorei camini Louis XVI, tecnologie ipercontemporanee.

Michele Bonan ha voluto delineare un lusso di respiro understated ma vero, profondo, indubitabile. Nella Penthouse, il gioco della presenza-assenza di Firenze, che ora lascia entrare meravigliosi scorci urbani, ora si rivela per emblematici dettagli canonici, ora nega il preponderante carattere della città avvalendosi di riferimenti e ispirazioni diverse, sferra l'ultimo decisivo challenge. L'emozione di un susseguirsi di affacci panoramici senza soluzione di continuità; dalla vasca da bagno uno specchio regala un impressione mozzafiato, persino irreale della cupola brunelleschiana di Santa Maria del Fiore, alta sulle onde di terracotta di innumerevoli tetti e terrazze.
Ancora all'ultimo piano si nasconde nella tessitura strutturale una terrazza relax, spalancata a cercare il cielo con il suo tavolato in teack nautico e la lunga seduta modellata su esempi mediterranei e nordafricani. JK Place è diverso, si situa al di fuori di mode e stereotipi già vecchi, immediatamente datati e databili. Un albergo piccolo e prezioso che reclama una sua unicità, lontano da opulente quanto inutili riproposizioni storicistiche come dai rigori "penitenziali" one way di un minimalismo sterile ed eccessivo. Un'inedita, appassionante frontiera maxi-minimal, una vocazione alla qualità devant toutes choses, recupero di ancestrali radici di cultura, suggestioni imperdibili, nuovi canali estetici, comfort personalizzato ad altissimi standard.