J.K.Place Firenze |
||
"L'ambiente diviene museo dell'anima, un archivio delle sue esperienze; essa vi rilegge la propria storia, è perennemente conscia di sé; l'ambiente è la sua cassa armonica, dove, e qui soltanto, le sue corde rendono la loro autentica vibrazione." Sono parole di Mario Praz, nostalgico cantore di un 'Europa che forse non esiste più, dei ritmi soffusi di una civiltà in qualche modo scomparsa... Ambiente inteso come spazio protetto, sospeso sul fluire caotico del tempo, rifugio d'elezione, approdo felice. Nel pieno centro di Firenze, in piazza Santa
Maria Novella, a due passi dalla celeberrima chiesa rinascimentale
omonima, si trova proprio una di queste rare, straordinarie isole
da vivere. Da subito si avverte che il luogo non è mai banale, i rumori della città si spengono, si impongono cadenze più lente, meditate. Demiurgo della radicale ristrutturazione architettonica, del laborioso recupero di un'importante texture di segni e memorie e del mirabile intervento di interior design, l'architetto Michele Bonan, giovane professionista fiorentino molto affermato a livello internazionale e regista di tanti straordinari progetti alberghieri, vi ha dato vita a una sofisticata e atemporale esercitazione sul classico. Al JK non sembra affatto di essere in un albergo. Sprofondati in una comoda bergere della lounge, dove convivono armonicamente dialettiche stilistiche opposte, camino Charles X e tracce seventys, una grande libreria neoclassica, poltrone animalier, lampade anni '50, un gioco rigoroso di bianco e nero - il soffitto a cassettoni lignei dai tenui colori e ornato di grottesche delicate è stato recuperato ai piani superiori-, il pensiero corre a Albany, leggendaria residenza londinese, e a uno dei suoi più famosi abitanti, David Hicks, society decorator per eccellenza tra gli anni Sessanta e i Settanta e irreprensibile sperimentatore di un'inedita, superba cifra decorativa. Ma le sorprese certamente non finiscono qui.
Il ricevimento avviene in una splendida biblioteca dalla stereometrica
boiserie nera, - nuovamente di tono maschile, avvolgente- ispirata
forse alla secentesca Long Gallery di Ham House, aristocratica dimora
della campagna britannica. " Non voglio che quest'albergo- confida Ori Kafri - si trasformi in vetrina, si cristallizzi intorno a un concept totalizzante. Ricerco piuttosto dettagli preziosi, un servizio impeccabile, da casa, io personalmente invito le persone a entrare. Ricordo ancora il giorno in cui arrivai per caso al seven-one-seven ad Amsterdam. Un'uggiosa fredda pioggerella rendeva tutto triste e malinconico, ma mi bastò attraversare il portone perchè il mio umore si ristabilisse. Sorridevo, mi sentivo perfettamente a mio agio, come se fossi sempre stato là. Ecco, quello che voglio riuscire a dare". L'ampia ariosa scala in pietra serena di citato neoclassico, il busto classico, la ringhiera neogotica e la quasi impercettibile decorazione directoire voluta da Michele Bonan, ripercorrono un altro milieu storico, quello della Firenze dei Lorena fra Stte e Ottocento, mentre ballatoi lapidei originali conducono ad alcune delle camere. Qui le cromie si stemperano, entrano in scena toni panna, grigi brillanti e leggeri, spazi definiti, diversificati, fayr play anni '40, Jean-Michel Franck e Billy Baldwin, wengé e acciaio lucido, China highlights, stilizzate lampade di design, marmorei camini Louis XVI, tecnologie ipercontemporanee. Michele Bonan ha voluto delineare un lusso di
respiro understated ma vero, profondo, indubitabile. Nella Penthouse,
il gioco della presenza-assenza di Firenze, che ora lascia entrare
meravigliosi scorci urbani, ora si rivela per emblematici dettagli
canonici, ora nega il preponderante carattere della città
avvalendosi di riferimenti e ispirazioni diverse, sferra l'ultimo
decisivo challenge. L'emozione di un susseguirsi di affacci panoramici
senza soluzione di continuità; dalla vasca da bagno uno specchio
regala un impressione mozzafiato, persino irreale della cupola brunelleschiana
di Santa Maria del Fiore, alta sulle onde di terracotta di innumerevoli
tetti e terrazze. |
||